I designer indipendenti ed autoprodotti stanno vivendo un momento d'oro


La nuova New Wave

Di Wava Carpenter

Chi tiene d'occhio le fluttuazioni del mercato del design, saprà bene che al momento l'interesse per il design Memphis anni '80 è alle stelle. Nonostante la forte tentazione di credere che il motivo di questo rinascimento risieda nella sua originalissima estetica, il vero fascino di Memphis è nel suo spirito e nella sua indipendenza artistica. 

Al di là dell'esuberante estetica, i designer dietro Memphis si posero come obbiettivo la sfida alle regole imposte al design; ignorarono i dettami della moda del tempo, sfidarono i limiti imposti all'espressività individuale, e si rivolsero senza inibizioni ad un pubblico fino ad allora trascurato. In breve, Memphis ed i suoi creativi ed artisti coraggiosi, riuscirono a scavalcare le grandi aziende del design mostrando al pubblico cosa poteva essere creato in maniera indipendente - e, per una volta, il mondo si accorse del design come mai era successo prima. 

Nkuli Mlangeni, Mpho Vackier, e Thabisa Mjo di Mash T con il loro Sacrosanct Hut Foto © Max S. Volonté Non è una coincidenza che coloro che apprezzano il design Memphis con maggiore costanza ed ardore, siano spesso a loro volta persone creative e non conformiste. Basti pensare ad alcuni tra i più noti collezionisti di pezzi Memphis, come David Bowie e Karl Lagerfeld.

Se Bowie e Lagerfeld hanno trascorso le loro vite remando controcorrente - e riscrivendo nel mentre le regole del mainstream - la maggior parte di noi tende ad indossare i panni del ribelle culturale solo quando si sente ignorata o provocata. Ecco perché, nel momento in cui l'industria del design comincia a sembrare immobile ed invecchiata, come succede ogni tanto, ci ritroviamo a cercare alternative, e creativi anticonformisti in grado di offrirci una visione che vada oltre l'ordinario. Questo spiega come mai il design Memphis vintage (così come quello contemporaneo di ispirazione Memphis) sia sulla cresta dell'onda, al momento; è anzi solo una parte della nuova, crescente corrente di voci indipendenti che sta finalmente vivendo un meritatissimo momento d'oro.

Oltre a Memphis, il genuino entusiasmo per nuove prospettive e modelli ad hoc sta cominciando ad essere una parte importante del mondo del design - brulicante di studi innovativi ed autoprodotti, collettivi multitasking e vivaci, e piccole case di produzione che non hanno paura di essere guidate da forti personalità. E la ciliegina su questa coloratissima torta, è la prima fiera internazionale di design esplicitamente dedicata a creativi indipendenti e al di fuori dell'industria mainstream: Edit Napoli. 

 

La nuova New Wave

I frutti della collaborazione tra Antonio Aricò e l'artista del vetro colorato Sohelia Dilfanian Foto © Antonio Aricò Ci sono diverse ragioni, tanto etiche quanto pratiche, per cui i designer scelgono di intraprendere un cammino lontano dall'industria tradizionale. A volte tale scelta è dettata semplicemente dalla scarsità di opportunità per i giovani designer. Ma anche il desiderio di essere liberi ed indipendenti, di poter lavorare con flessibilità e tempistiche individuali, porta a tale decisione. Ma ciò che la maggior parte dei designer indipendenti cita come ragione primaria, è che solo così possono raccontare le loro storie, che altrimenti non avrebbero visto la luce.

Il giovane designer italiano Antonio Aricò, ad esempio, ha iniziato la sua carriera percorrendo il cammino tradizionale - lavorando per un grande studio di design milanese dopo essersi laureato al Politecnico. Dopo circa un anno però è tornato dalla sua famiglia, nel sud dell'Italia, per lavorare assieme al nonno falegname ad una collezione 'con un'anima'. "Ho corso questo rischio perché credo che ci sia un forte desiderio di autenticità e qualità, là fuori" spiega il designer, "e queste qualità, parte del mio patrimonio culturale meridionale, non ho voluto farle andare perdute in un contesto dove l'apparenza è più importante della sostanza." L'indipendenza ha certamente i suoi rischi, ma il coraggio di Aricò è stato ricompensato; negli ultimi sette anni il suo lavoro è stato esposto alla Triennale di Milano, e presso diversi musei come il Design Museum Holon, la National Gallery of Victoria a Melbourne, l'ambasciata italiana di Copenhagen, ed al Palazzo delle Esposizioni di Roma; il designer ha inoltre realizzato collezioni per marchi del calibro di Alessi, Barilla, Editamateria, e Seletti.

Un altro esempio di questa tendenza è il collettivo di design in ascesa Mash. T, dedicato alle tradizioni sudafricane. "Il nostro obbiettivo è di far diventare il design sudafricano una categoria riconosciuta" spiega Thabisa Mjo di Mash.T. "Miriamo a mettere in mostra la grande varietà di abilità artigianali, materiali, e stili tipici del nostro paese, che siamo certi susciteranno un notevole interesse anche all'estero." La sua collega Tracy Lynch, fondatrice di Lee Lynch Studio e direttrice creativa di Nando's Design Programme, aggiunge "I designer sudafricani stanno cominciando ad esplorare cosa li rende unici, e tra i primi risultati di questa esplorazione c'è un linguaggio punteggiato di tecniche artigianali antiche ed ispirato al melting pot unico di culture che caratterizza questa terra. Sentiamo la necessità di condividere non una sola storia, ma diverse - tanti capitoli che vanno a comporre il nostro libro. Questo approccio inclusivo amplifica la nostra storia, ampia ed artigianale." (Tra parentesi, l'installazione di Mash. T alla Milan Design Week di quest'anno, letteralmente da far girare la testa, è stata tra le nostre preferite!) 

Alberto Vitelio, Bayron Inostroza, Paula Corrales, Mitsue Kido, e Rodrigo Pinto del collettivo di design cileno Grupo Alma Foto © Grupo Alma Dall'altra parte del mondo, Paula Corrales del collettivo di design cileno Grupo Alma si è posta un obbiettivo simile, ispirandosi alle tradizioni artigianali del suo paese; "I membri del Grupo Alma sono uniti dalla voglia di mostrare il Cile al mondo, con la sua diversa concezione del design. In Cile non abbiamo facilmente accesso a processi produttivi high-tech, ma ciò è visto come un qualcosa di positivo, che ci spinge ad apprezzare e coltivare ancora di più i nostri metodi artigianali. L'artigianato e la manualità hanno un'enorme importanza nella nostra cultura; se non li valorizziamo, li perderemo in breve - perdendo assieme ad essi una parte importante della nostra cultura." 

Esempi di sforzi collettivi per rivitalizzare e preservare tradizioni artigianali locali, sono fortunatamente molto diffusi nel mondo, ormai - anche a causa della crescente domanda per nuovi linguaggi di design. E un notevole valore aggiunto del collaborare è, naturalmente, il fatto che l'unione faccia la forza. Molti designer che lavorano in collettivi riconoscono che questo tipo di struttura offre opportunità di condivisione di risorse (aiutandosi a vicenda per l'affitto dello studio, ad esempio, o per realizzare i prodotti stessi, organizzare le spedizioni, ecc.) e di godere dei frutti di un'atmosfera costante fonte di ispirazione - conseguenza naturale del lavorare a stretto contatto con altri creativi dello stesso settore.

Nelle giuste circostanze, gli sforzi collettivi si evolvono in marchi dalla produzione limitata. Lo studio milanese JCP, ad esempio, si è evoluto gradualmente da un think tank radicale, frutto della collaborazione tra l'architetto Livio Ballabio e dello studio CTRLZAK. "La nostra unica regola è non avere regole," dice il fondatore di JCP, Livio Ballabio. "Lo studio non vuole rinnegare la tradizione; il suo obbiettivo è di guidare il nuovo, arrivando in un posto dove i dogmi sono solo un lontano ricordo." In pochissimi anni, il marchio ha attirato diversi notevoli internazionali come Sam Baron, Matteo Cibic, Nanda Vigo, Richard Yasmine.

Yasmin Bawa nel suo studio a Berlino Foto © Jules Vellbrandt Altri però, inseguono missioni totalmente personali, spesso motivati da una speciale affinità con un materiale, o da una visione unica di un risultato nuovo, migliore, o più flessibile. La designer svizzera Bertille Laguet non aveva in programma di tornare nella fonderia del padre, dopo essersi laureata presso la ECAL, ma oggi è proprio lì che la si può trovare più spesso, intenta nella creazione di oggetti in metallo. "Dopo aver ottenuto il mio diploma, ho cominciato a ricevere qualche commissione" racconta; "ho lavorato da subito come designer indipendente, e non ho più smesso. Mi piace la maggior rapidità del processo, e amo vederne con i miei occhi il risultato. Posso realizzare un tavolo in una settimana anziché in mesi, e si può trascorrere più tempo in pace a sperimentare col materiale." La sua più grande sfida? "Trovo che lavorare come designer e artigiano allo stesso tempo sia un po' 'schizofrenico'. Bisogna fare i conti tanto con il concetto che con la tecnica, e prestare attenzione a separarli durante le varie fasi del progetto."

La designer con base a Berlino Yasmin Bawa , nel frattempo, ha incanalato il suo lavoro nel tentativo di fare qualcosa per combattere il cambiamento climatico, concentrandosi su un materiale divoratore di anidride carbonica e spesso trascurato: la canapa. O più nello specifico, l'hempcrete, un composto leggero ma resistente realizzato dall'unione delle fibre legnose della canapa con la calce, che viene usato, seppur raramente, in strutture architettoniche. "Sentendomi rimasta indietro rispetto all'industria della moda e alla sua estrema velocità, ho deciso di distaccarmene, per concentrarmi su qualcosa di più lento," racconta Bawa, "dedicandomi ad un campo in cui avrei potuto impiegare il mio tempo alla ricerca di ispirazione, e alla sperimentazione. Lavorare da sola è sembrato l'unico modo per essere davvero onesta con me stessa e con il mio lavoro. Costantemente alla ricerca di nuovi materiali, mi sono imbattuta in una casa realizzata in hempcrete, e questo materiale mi ha immediatamente catturato. I primi esperimenti con l'hempcrete mi hanno sorpreso per i suoi notevoli ed innumerevoli, e per il suo prestarsi inoltre a notevoli sperimentazioni espressive. Mi ha portato ad intraprendere un percorso in cui le tecniche artigianali naturali sono decisamente centrali, portando con esse nuove e stimolanti possibilità."

Il designer olandese Maarten Baas nella sua installazione I Think Therefore I Was alla Milano Design Week Foto © Jan Willem Kaldenbach Per più di dieci anni, il luminare olandese Maarten Baas è stato un pioniere delle mode del XXI secolo, raccogliendo i frutti della libertà che si va lavorando al di fuori della grande industria. Baas ha costruito la sua brillante carriera su progetti eccitanti e pieni di personalità, spesso e volentieri unendo diverse forme d'arte in una. Assieme al suo piccolo team - il cui nucleo centrale è composto da circa 12 creativi - crea oggetti autoprodotti, e collabora con importanti marchi e gallerie di lusso.

Secondo Baas, avere un team interno di talento, in grado di lavorare a tutti gli step della produzione, è la chiave per la creazione di un qualcosa di diverso e diversificato. "Nel mio lavoro voglio riflettere sull'attualità. Perciò uso qualunque materiale che rispecchi al meglio il momento storico e culturale, da qualunque ambito esso provenga." Pertanto “ogni progetto è unico, è una nuova ruota che necessita di essere inventata. Per questo motivo, non si può standardizzare niente. Lavoro sempre con tecniche diverse" - un giorno lui ed il suo team lavorano col legno, un altro saldano insieme 200 schermi televisivi, oppure realizzano un film di 12 ore - "e questo richiede molta flessibilità e capacità a 360° da parte dei membri del team. Bisogna essere sempre acuti e pronti a tutto, non sapendo mai con che risultato finale si avrà a che fare. Ma tutti noi del team ci godiamo il processo, ed amiamo lavorare insieme.”

 

Una nuova fiera per la nuova New Wave

La designer berlinese Elisa Strozyk con uno dei suoi tessuti in legno tinto fatto a mano Photo © Elisa Strozyk Il coro internazionale di voci indipendenti ha trovato eco in Domitilla Dardi ed Emilia Petruccelli, le co-fondatrici della nuova fiera del design Edit Napoli , concepita per mettere in mostra "i creativi che evitano l'industria, occupandosi da soli di ogni aspetto della produzione di design, dalla concezione al branding alla distribuzione." Sebbene i designer autoprodotti operino nel mondo del design da anni, Edit è la prima fiera pensata esclusivamente per loro. Ed era davvero ora. Questi designer stanno realizzando cose che la grande industria non potrà o vorrà mai fare - dal trovare usi per nuovi materiali, e sviluppare processi produttivi sostenibili e consapevoli, al rivitalizzare tecniche artigianali in via di estinzione. Questi nuovi artisti New Wave sono i veri eredi del lascito di Memphis.

A partire dal 6 giugno, Edit Napoli ospiterà più di 50 espositori - una selezione curata ed un attento mix di nomi noti, giovani creativi, e produttori affermati. Le organizzatrici hanno lavorato alacremente per assicurarsi il pubblico giusto, tra cui leader del mondo del design, collezionisti e venditori, e designer di interni ed architetti. Noi di Pamono non vediamo l'ora di ammirare i progetti di alcuni dei nostri artisti preferiti, tra cui Andrea Anastasio, Simone Crestani , Constance Guisset, Max Lipsey, Dirk vander Kooij, e Nika Zupanc . Alcuni designer presenteranno anche nuove ed originali collaborazioni con manifatture: Gum Design con Alfaterna Marmi, Daniele Della Porta con BBeds, BCXSY con Morseletto, ed Elisa Ossino con Nesite.

La designer italiana Serena Confalonieri e la sua nuova collezione di vasi Arabesque Foto © Andrea Agrati E poiché abbiamo sempre avuto un debole, nonché un occhio di riguardo per i designer indipendenti e al di fuori dell'industria mainstream, Pamono sarà anche sul posto con una propria mostra, Indie Rock, un'unione giocosa e frizzante di lavori firmati da Bloc Studios , Yasmin Bawa, Serena Confalonieri, Eligo, JCP, Purho, Portego, Secolo , Elisa Strozyk, e Wall & Decò. (E se tutto va come deve andare, esporremo anche nuovi pezzi del nostro amico italiano Antonio Aricò!)

Una giuria, formata da Giulio Cappellini, direttore artistico di Cappellini; David Alhadeff, fondatore di The Future Perfect; Esra Lemmens di The Esra Lemmens Agency; Alessandro Valenti di ELLE Decor Italy; e Francesco Tuccillo, imprenditore locale, si riunirà a Napoli per selezionare il miglior lavoro originale. Il vincitore racchiuderà in sé le qualità fondamentali dei designer indipendenti di successo: un prodotto intelligente e di qualità, una connessione speciale con la tradizione, ed un prezzo corretto.

Il momento è infine giunto. Non vediamo l'ora! 

 

  • Testo di

    • Anna Carnick

      Anna Carnick

      Ex redattore per Assouline, the Aperture Foundation, Graphis, e Clear, Anna ama celebrare grandi artisti e designer. Suoi pezzi sono apparsi in diverse importanti pubblicazioni di arte e cultura, ed ha inoltre curato l’edizione di molti libri. Anna è l’autrice di Design Voices e Nendo: 10/10, e poche cose le piacciono come un bel picnic.
  • Testo di

    • Wava Carpenter

      Wava Carpenter

      Dopo aver studiato storia del design alla Parsons, Wava ha indossato molti cappelli in supporto della cultura del design: ha insegnato design studies, curato mostre, organizzato dibattiti, scritto articoli - e tutto questo ha ispirato e continua ad ispirare il suo lavoro da Pamono come caporedattrice.
  • Traduzione di

    • Pierre-Nicolas Mader

      Pierre-Nicolas Mader

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