I consigli di Andrea Anastasio su cosa mangiare, fare e vedere durante Edit Napoli


Guida di Napoli

Di Anna Carnick

In occasione del debutto a giugno di Edit Napolila nuova fiera del design dedicata a designer e produttori indipendenti, abbiamo incontrato l’inimitabile designer Andrea Anastasio per farci dare qualche consiglio sui segreti di questa incredibile città.

Anastasio vive a Napoli da quasi vent’anni, e il suo lavoro - un’affascinante unione di arte e design, parte manufatto storico e parte modernità assoluta - rispecchia splendidamente lo spirito della città, la cui ricchezza storica fa da cornice ad una scena creativa contemporanea davvero interessante.

Andrea è stato così gentile da darci qualche dritta su ristoranti e passeggiate poco note ma imperdibili, nonché qualche suggerimento riguardante la fiera stessa - spiegandoci anche perché, secondo lui, Napoli è la città perfetta per ospitare una nuova fiera di design tanto coraggiosa. Inoltre ci ha anticipato qualcosa sulla sua stessa partecipazione ad Edit!

Antico mosaico del Museo archeologico nazionale di Napoli Foto © Simon Burchell Anna Carnick: Cosa rende Napoli così speciale per te?

Andrea Anastasio: Ho conosciuto Napoli prima di tutto attraverso le lenti dell’amore; mi ci sono trasferito, nel 2000, per una relazione, e pertanto vedevo la città con gli occhi di una persona innamorata. In seguito mi sono accorto che Napoli è un posto dove voglio davvero vivere, e continuo a sceglierla ogni giorno anche oggi, a quasi vent’anni di distanza, per molte ragioni diverse.

É l’unico posto in Europa, che io sappia, a mantenere una percezione del tempo pre-industriale - rimanendo comunque, allo stesso tempo, perfettamente al passo coi tempi. Napoli è certamente contemporanea, ma conserva un unico senso dell’antichità e del tempo. Inoltre la sua rumorosa quotidianità e i suoi gesti, sono fonte continua di ispirazione per me.

L'isola di Procida Foto © Gerd Fahrenhorst AC: Quali posti consigli sempre di visitare, ad amici di passaggio?

AA: Prima di tutto, il Museo Archeologico e tutto il circostante quartiere Sanità, con il cimitero Fontanelle e le catacombe di San Gaudioso. Un must assoluto.

Poi, consiglio di trascorrere un giorno a Procida, una bellissima piccola isola nel Golfo di Napoli.

Come terza tappa, una visita ad Ercolano. Di dimensioni molto più ridotte rispetto a Pompei, questa piccola cittadina conserva quasi intatte delle case romane, i cui interni sono più raffinati di quelli di Pompei; ed oltre ad essere bellissima, riesce davvero a comunicare le sensazioni e dimensioni della vita quotidiana.

Inoltre, Napoli è una città profondamente legata al mare e alle tre isole del suo golfo - Ischia, Capri, e Procida. Per questo porto sempre amici ed ospiti a visitarle. Per prima cosa, da esse si gode di una splendida vista della città, da una prospettiva diversa ma intima allo stesso tempo; ogni isola è quasi un altro quartiere di Napoli, ma con la peculiarità di essere un’isola! Se ci si sposta più al sud e si visitano le altre isole della costiera, ci si accorge che la loro atmosfera è più vacanziera, e la loro realtà plasmata dal turismo; ma Ischia e Procida sono isole “vere”, brulicanti di vita quotidiana, e ricche di tradizioni antiche che risuonano ancora nei loro abitanti.

Il modo in cui vedo il design - un mezzo per celebrare la vita - trae grande ispirazione da Napoli. AC: Dove vai a cercare ispirazione, in città?

AA: Dipende dal mio umore. Napoli è una città molto esigente, nel senso che non è un luogo dove è facile rilassarsi. Richiede un livello di attenzione costante - ed è una sua prerogativa che amo. Ma quando sento il bisogno di quiete, di trovarmi in un’area meno “densa”, mi piace andare al Parco Villa Floridiana, nella parte alta della città. Come dice il nome, c’è una bella villa, ed un museo con una splendida collezione di ceramiche; ma soprattutto da lì si gode di una magnifica vista sulla città. É davvero uno dei miei posti preferiti di Napoli.

Un altro che adoro è il Parco archeologico di Posillipo; per raggiungerlo bisogna camminare per quasi un chilometro attraverso un antico tunnel romano scavato sotto le colline di Posillipo, e una volta arrivati dall’altra parte ci si ritrova sul mare e al centro esatto dell’area archeologica - che include una villa patrizia romana con due teatri per spettacoli privati! Il parco è rimasto chiuso per molto tempo, ma finalmente è di nuovo aperto al pubblico, ogni giorno. Amo questo posto; è davvero unico e prezioso, e qui natura, antichità, e vita moderna si sovrappongono in maniera curiosamente aggraziata, con un’armonia percepibile quasi a livello fisico. Una delle mie passeggiate preferite in assoluto.

Infine, mi piace moltissimo semplicemente camminare senza meta per i Quartieri spagnoli ed il centro storico, e fermarmi a mangiare nelle piccole trattorie che spuntano ovunque sulle vie della città.

AC: Qual è il tuo piatto napoletano preferito?

AA: Ce ne sono troppi! Ma la prima cosa che mi viene in mente sono gli spaghetti sciué sciué - olio d’oliva, aglio, e pomodorini freschi (che devono essere dell’area del Vesuvio, dove la terra è particolarmente ricca di minerali). É uno dei piatti base della cucina napoletana, un vero classico, ed è imbattibile!

Anche il “polpo all’Ischitana” mi fa impazzire. Un’altra ricetta estremamente semplice, polpo con olio d’oliva, aglio, peperoncino locale, e un bicchiere di vino bianco (Napoli e la Campania hanno ottimi vini); il vino evapora durante la cottura, arricchendo il sapore del polpo, e contribuisce a creare un sapore puramente mediterraneo.

E naturalmente c’è la pizza. Napoli è davvero il primo posto al mondo per la pizza. É semplicemente un’altra cosa, qui.

The Fontanelle Cemetery Caves Photo © Dominik Matus AC: Per quale motivo pensi che Napoli sia una città così interessante, per il lancio di una nuova mostra di design dedicata a creativi indipendenti?

AA: Prima di tutto perché Napoli è un posto che conserva e custodisce con cura la propria storia, ed ha una cultura centenaria - pertanto la sua visione della vita include la morte. Non in un senso deprimente e pessimista, anzi: è proprio per questo che Napoli apprezza e celebra la vita. Siamo esseri con una “scadenza” con cui dobbiamo fare i conti e convivere; credo che Napoli abbia una relazione tragica, in senso greco classico, con la vita: la morte è sempre presente. Rimarreste sorpresi dal numero di teschi scolpiti o intagliati nel marmo e nel bronzo, rappresentati in dipinti ed affreschi: sono dappertutto. Ed il modo in cui vedo il design - un mezzo per celebrare la vita, con le sue misteriose ed affascinanti fasi - trae grande ispirazione da Napoli. Vivere in questa città fa comprendere meglio la vita e le sue diverse sfumature; non è una coincidenza che le canzoni napoletane tradizionali tocchino praticamente ogni singola emozione che si prova durante un’esistenza umana.

Napoli è inoltre una città ricca di inventiva ed artigianato, non ancora gentrificata, e piena di spontaneità - e sebbene ciò si rispecchi in innumerevoli contraddizioni, amo anche questo di lei. La sua ricchezza è custodita e tramandata dalle infinite piccole attività locali, come laboratori, mercati, ristorantini, che appaiono ovunque per le sue strade, e per questo credo sia il luogo perfetto per accogliere progetti come Edit. Generalmente, l’idea di design è definita da riviste ed oggetti di lusso, città alla moda, ecc.; si pensa immediatamente a Milano, Londra, o Tokyo. Ma oggi, ora che siamo ben consapevoli dei drammatici problemi che il nostro pianeta deve affrontare, e della complessità di un mondo globalizzato, abbiamo bisogno di idee, approcci, e sensibilità originali, che ci aiutino ad affrontare queste sfide. Per questo una città complessa e stratificata come Napoli può avere, secondo me, un ruolo potenzialmente cruciale nel mondo del design, offrendoci nuove prospettive ed idee per renderlo uno strumento dinamico, un linguaggio contemporaneo ricco di antica saggezza.

Spero davvero che Edit riesca ad accendere qualcosa di vero, e non sia semplicemente una vetrina sul mondo del design; spero comunichi un senso di dinamicità a coloro che vengono a Napoli per l’occasione, ma anche ai designer locali. Sarebbe bello se questi ultimi potessero cominciare a pensare alla loro zona geografica e culturale come ad un’area vivace e stimolante dove le idee possono prendere vita ed essere condivise - e non solo come un posto dove le cose sono sempre importate.  

Il designer Andrea Anastasio nel suo studio a Napoli Foto © Alla Carta Magazine for Pamono/LAB AC: Che cosa aspetti con più impazienza, di Edit Napoli? C’è qualche evento in particolare che ti ispira di più, o che consiglieresti?

AA: Non vedo l’ora di vedere quello a cui i partecipanti hanno lavorato - in particolare gli autori e designer autoprodotti. La dimensione della mostra è perfetta per poter dedicare ad ogni progetto il tempo giusto, per capirlo e conoscerlo davvero. Inoltre amo il fatto che Edit esporrà i risultati della cooperazione di tre designer internazionali con manifatture tradizionali locali, parte di un esperimento di tirocini. Mi aspetto anche momenti d’ispirazione ed ammirazione attorno alle conferenze che avranno luogo durante la fiera, con il curatore Marco Petroni.

AC: Cosa presenterai tu a Edit?

AA: Presenterò due progetti nuovi ed autoprodotti, e una serie di ceramiche prodotta da Ceramiche Gatti. I primi due sono una collezione di tappeti, e una piccola serie di lampade in metallo traforato. I tappeti sono il risultato di alterazioni manuali su prodotti industriali, i cui colori e motivi sono tradizionali in Kazakistan, dove sono prodotti per la vendita locale ed internazionale - oggetti tipici, realizzati tramite un uso superficiale di macchine industriali, che ricreano in maniera economica i tappeti più costosi fatti a mano secondo tecniche artigianali. Propongono motivi e colori che, originariamente, avevano una connessione diretta con il luogo di manifattura e la sua comunità; così invece diventano cliché, repliche perfette di pezzi unici.

Compro questi tappeti per poi modificarli manualmente, realizzando su di essi nuovi motivi tramite foratura; i tappeti sono così trasformati in un testo nuovo che parla di artigianato ed industria, di cultura locale e globale, di stereotipi ed identità, di società pre- e post-industriale. I fori sono poi fissati con anelli di rame, la cui forma ricorda quella delle fasce per tende, e la finitura è realizzata esclusivamente per il progetto. I pezzi affrontano il tema dell’artigianato nella nostra società post-industriale, documentando allo stesso tempo un approccio  "manu vs machina”.

Le ceramiche che ho disegnato per Bottega Gatti di Faenza fanno affidamento sulla speciale finitura metallica detta lustro per cui la Bottega è nota, e sulla rivisitazione giocosa del tradizionale motivo garofano ideato in Faenza nel XVIII secolo, ripetuto all’infinito nel XX secolo, al punto da farlo diventare un cliché kitsch della ceramica. Lavorare con Bottega Gatti è un enorme privilegio, in quanto è un esempio perfetto di cosa si può raggiungere attraverso la devozione all’artigianato.

Pier Paolo Calzolari, Mangiafuoco, 1979 Foto © Michele Alberto Sereni AC: Oltre ad Edit, potresti consigliarci altri eventi interessanti, a Napoli, di cui dovremmo essere a conoscenza?

AA: Beh, ci sarà l’inaugurazione della mostra Painting as a Butterfly, una retrospettiva su Pierpaolo Calzolari al MADRE. Curata da Andrea Viliani ed Achille Bonito Oliva, sarà una splendida opportunità di ripercorrere quasi 50 anni di lavori dell’artista, e di comprendere il suo fondamentale contributo all’arte contemporanea, dall’Arte povera in poi. Contemporaneamente, il Museo di Capodimonte ospita una grande mostra su Caravaggio a Napoli, che offre la rara opportunità di mettere a confronto opere su soggetti simili, firmate da Caravaggio ed altri pittori che a lui si sono ispirati. Nello stesso museo sarà esposta anche una collezione di piccoli lavori in corallo di Jan Fabre - accompagnati da oggetti e dipinti della collezione del museo, per creare un originale dialogo tra passato e presente mettendo in evidenza la continuità tra di essi. Napoli è inoltre la sede di molte gallerie d’arte, storiche come Lia Rumma ed Artiaco, e più giovani come Fonti; durante Edit, quest’ultima ospiterà una mostra di Salvatore Emblema.

AC: Grazie mille, Andrea!

 

—Se sarete tanto fortunati da trovarvi a Napoli tra il 7 e 9 giugno, non fatevi sfuggire questa fiera, e le sue presentazioni e conferenze! Qui di seguito trovate i dettagli.

Edit Napoli:

Giorni ed orari di apertura al pubblico: 7-9 giugno dalle 10 alle 19 / Ingresso libero

Indirizzo: Vico San Domenico / Maggiore 18, 80134 Napoli

Scene di Napoli Foto © Bianca Hirata per Edit Napoli Programma di conferenze Edit:

Dirette dallo scrittore e curatore Marco Petroni, queste conferenze arricchiranno la fiera con due tavole rotonde intitolate “O’ Cafè” e “Design Kitchen.” Entrambe utilizzeranno Napoli ed i suoi rituali - il caffè e la cucina - come trampolino per un dibattito sul design. “O’ Cafè”  è una conversazione informale tra il designer ed il pubblico accompagnata da na' tazzulella e' cafè. Durante “Design Kitchen,” i designer sono incoraggiati a creare degli artefatti usando i materiali come ingredienti di una ricetta, con un pizzico di istinto ed improvvisazione, come pretesto per una dialogo di più ampio respiro.

Dove: Complesso San Domenico Maggiore

 

Programma:

Venerdì 7 giugno:

O’ CAFÈ   / 11:30-12:30 / discussione con Marco Petroni e Vittorio Venezia
DESIGN KITCHEN / 18:30 – 19:45 / con Vittorio Venezia

Sabato 8 giugno:

O’ CAFÈ   / 11:30-12:30 / discussione con Marco Petroni e Martina Muzi
DESIGN KITCHEN / 6:30 – 7:45 / con Martina Muzi

Domenica 9 giugno:

O’ CAFÈ   / 11:30-12:30 / discussione con Marco Petroni e Simone Rebaudengo + Premiazione EDIT Napoli r
DESIGN KITCHEN / 15 – 16:15 / con Simone Rebaudengo

 

Per saperne di più, visitate editnapoli.com.

 

  • Testo di

    • Anna Carnick

      Anna Carnick

      Ex redattore per Assouline, the Aperture Foundation, Graphis, e Clear, Anna ama celebrare grandi artisti e designer. Suoi pezzi sono apparsi in diverse importanti pubblicazioni di arte e cultura, ed ha inoltre curato l’edizione di molti libri. Anna è l’autrice di Design Voices e Nendo: 10/10, e poche cose le piacciono come un bel picnic.
  • Traduzione di

    • Valeria Osti Guerrazzi

      Valeria Osti Guerrazzi

      Nata e cresciuta nella Città eterna, Valeria non è mai riuscita a reprimere il suo (irrazionale) amore per la fredda ma multicolore Berlino, dove si è trasferita non appena uscita dalla Sapienza di Roma, con una tesi su Dostoevskij. Lavora come traduttrice per Pamono, e nel suo tempo libero ama perdersi tanto in un buon libro, quanto nella natura con la sua cagnolina Pepper.

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