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  • Saldi invernali
  • La storia degli strati senza tempo di Poul Henningsen


    L'eterna Artichoke

    Di Wava Carpenter

    Da più di mezzo secolo, la lampada Artichoke di Poul Henningsen è uno degli oggetti di design più popolari al mondo - e lo dimostra il fatto che sia ancora in produzione nella manifattura danese Louis Poulsen e che possa essere trovata nelle più importanti collezioni pubbliche e private a livello internazionale, come per esempio al MoMA, al Vitra, e al V&A. Negli anni ci sono state diverse emulazioni e imitazioni, ma la forma archetipa essenziale si riconosce all'istante, grazie ai suoi distintivi strati sovrapposti di lamine in metallo regolabili - che ricordano, come dice il nome, la forma di un carciofo. In realtà, il nome che Henningsen diede alla sua lampada al momento della sua creazione intorno al 1958 era Kogle, "pigna" in danese. Entrambi i nomi, però, sottolineano l'interesse del designer per logaritmi a spirale trovati nel mondo naturale. Henningsen non si stufò mai di esplorare ciò che lo circondava per trovare nuove idee che potessero essere usate nella sua eterna crociata contro il bagliore delle lampadine elettriche.

    Nato nel 1894 a Copenaghen, Henningsen era il figlio illegittimo di due intellettuali, lo scrittore satirico Carl Ewald e l'attivista femminista e scrittrice Agnes Henningsen. Mentre studiava architettura ed ingegneria edile negli anni '10 - proprio quando il mondo intorno a lui cominciava a passare dal gas e dal lume di candela alla luce elettrica - cominciò a sperimentare con forme, tecnologie e teorie dell'illuminazione. Si dice che la sua ossessione per la luce sia nata grazie a sua madre, che, come Blanche Dubois, si preoccupava dell'aspetto che potesse avere in stanze illuminate da lampadine rigide e spietate. Che sia vero o no, sembra che Henningsen sia sempre stato misteriosamente sensibile agli effetti della luce, una peculiarità che si unisce al suo radicale interesse di sinistra per il miglioramento sociale. Il risultato furono più di 100 design di lampade nel corso della sua carriera, tutti con l'intenzione di migliorare la vita quotidiana attraverso una diffusione e un riverbero controllati della luce artificiale. O detto con parole sue, "l'obiettivo è di abbellire la casa e chi ci vive, per rendere ogni serata rilassante e riposante".

    La prima conferma della genialità di Henningsen, e il primo battistrada per l'Artichoke, è della metà degli anni '20 - una serie di lampade che vince la medaglia d'oro alla famosa 1925 L'Exposition internationale des arts décoratifs et industriels moderne a Parigi. La collezione comprendeva un sistema di paralumi a strati (che si pensava fossero stati ispirati da tazze, scodelle e piatti impilati) con variazioni in metallo e vetro, e rappresenta il culmine della ricerca di Henningsen nel massimizzare la luminosità e minimizzare il bagliore.

    Quelle che sarebbero state presto conosciute come lampade PH, cominciarono ad essere ammirate dai pionieri del modernismo; già nel 1926 Louis Poulsen le stava distribuendo in tutto il mondo, fino all'America del Nord e del Sud e all'Africa, e l'anno successivo furono esibite nel progetto di abitazione sperimentale Weissenhof organizzato dalla Deutsche Werkbund a Stoccarda. Anche se Henningsen creò anche una serie di design di arredamento e costruì diversi edifici (e scrisse anche prolificamente), il suo interesse principale rimase sempre l'illuminazione. Continuò a improvvisare ed elaborare la forma basica della lampada PH per i 40 anni successivi.

    Oltre all'originale lampada PH, si può riconoscere un altro antecendente dell'Artichoke nella Septima, sviluppata tra il 1927 e il 1931. Anche in questo caso, Henningsen nascose la lampadina sotto diversi strati, che al tempo stesso diffondevano e riflettevano la luce per creare un ambiente caldo e armonioso. Purtroppo, il potenziale commerciale e culturale della Septima non si è mai realizzato del tutto. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, Louis Poulsen cessò la produzione per via della mancanza di materiali, e a causa delle visioni chiaramente radicali di Henningsen, lui e sua moglie si trasferirono in Svezia (insieme al collega designer Arne Jacobsen e a sua moglie), dove trovarono rifugio dal regime nazista. In ogni caso, la Septima ebbe comunque un forte impatto, e si pensa che Henningsen abbia rivisto questo design proprio nel 1958, quando gli vennero commissionati dei grandi e opulenti lampadari per un antico ristorante di Copenaghen, situato sulla costa, chiamato Langelinie Pavilion.

    Ognuna delle lampade Artichoke create apposta per il Langelinie Pavilion, consisteva di 72 "foglie" trapezoidali in rame, attaccate a mano attraverso un cavo ai dodici archi strutturali intorno alle lampadine. Ciascuna delle superfici in metallo amplificava e scaldava la luce e allo stesso tempo ne nascondeva la fonte da qualsiasi angolo - il massimo trionfo di Henningsen nella sua battaglia contro il bagliore elettrico. L'effetto era allo stesso tempo organico e tecnico, e la lampada venne ricoperta di lodi a livello nazionale e internazionale. L'anno seguente, Henningsen creò una variazione di Artichoke nei colori dell'arcobaleno per una mostra a Copenaghen chiamata The House for the Day After Tomorrow, che ne solidificò ancora di più il prestigio tra gli esperti del design. Già negli anni '60, Louis Poulsen stava vendendo migliaia di Artichoke in rame, acciaio, e metallo verniciato, e continua ad essere tutt'oggi il suo bestseller indiscusso.

    Henningsen morì nel 1967, ma i suoi design rimangono i più ricercati del XX secolo nel campo dell'illuminazione. Il suo approccio scientifico nello sviluppare effetti di luce piacevoli e salutari non ha mai sminuito la sua reputazione da artista. Oggi le sue Artichoke vengono vendute per decine di migliaia di dollari alle aste, e i suoi lavori più ignoti, come le lampade da soffitto, simili all'Artichoke, House of the Future, le lampade da parete Spiral (1955 circa) per la Scala Concert Hall ad Århus, e la lampada da soffito Spiral (1942) per l'University of Århus, vengono vendute per centinaia di migliaia di dollari. Ciò dimostra l'enorme impatto che la luce ha sul modo in cui esperiamo i nostri ambienti, e Henningsen questo l'aveva capito. La sua esperienza nello sfruttare la luce per farci sentire al meglio è un dono che non daremo mai per scontato.

      Lampade Artichoke (1958 circa) vendute per £10,000 al DESIGN DAY SALE da Phillips London, aprile 2015 Foto per gentile concessione di Phillips

     

    * Un ringraziamento speciale a Louis Poulsen, Phillips, e Verner Panton Design per le foto

    • Testo di

      • Wava Carpenter

        Wava Carpenter

        Dopo aver studiato storia del design alla Parsons, Wava ha indossato molti cappelli in supporto della cultura del design: ha insegnato design studies, curato mostre, organizzato dibattiti, scritto articoli - e tutto questo ha ispirato e continua ad ispirare il suo lavoro da Pamono come caporedattrice.
    • Traduzione di

      • Natalia di Giammarco

        Natalia di Giammarco

        Nata e cresciuta a Roma, Natalia ha studiato lingue straniere a Roma e successivamente a Berlino. Sebbene la bellezza della sua città le manchi, l'eccentricità della capitale tedesca l'ha sempre incantata. Le sue passioni includono il cinema, la cucina, il teatro, i viaggi, e ovviamente la traduzione - ma le piace anche semplicemente crogiolarsi al sole per ore con un buon libro o con della buona musica.

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