Intervista con la stella in ascesa Cristina Celestino


Master in the Making

Di Audrey Kadjar

Che noi di Pamono siamo grandi ammiratori del lavoro dell'architetta-designer Milanese Cristina Celestino, non è di certo un segreto; pertanto il suo successo, in continua ascesa negli ultimi anni, è fonte di grande felicità per noi. Celestino ha lanciato il suo marchio Attico Design nel 2010, al termine del suo corso di studi in architettura, e da allora, la lista dei suoi clienti di spicco è andata allungandosi senza sosta, includendo marchi di moda e design del calibro di Fendi, Sergio Rossi, Tonelli, e BottegaNove. E a proposito dei suoi successi più recenti, non possiamo non menzionare il prestigioso International Design Awards di ELLE DECO, nel 2017.

Incantati dall'originalissimo universo creativo di Celestino, ci siamo messi in contatto con lei per scoprire qualche segreto sul suo lavoro; e lei non solo ci ha concesso questa adorabile intervista, ma ha deciso addirittura di scrivere qualche post su Instagram con il nostro account! Non perdetevi il suo takeover!

 

Audrey Kadjar: I tuoi interni sono spesso caratterizzati da un sentimento onirico, surreale, e dal fascino del passato. Quali sono le tue principali fonti di ispirazione? Vedi i tuoi progetti come elementi connessi tra di loro, o come parte dello stesso universo creativo?

Cristina Celestino: L'ispirazione è ovunque: bisogna solo sapere catturare queste idee. Esse provengono dal background e dagli interessi personali, dall'educazione, eccetera. Quando faccio le mie ricerche per un progetto, mi sento libera di esplorare campi diversi, dalla moda all'architettura. Appena ho del tempo libero, vado alla scoperta di architetture nascoste a Milano o nella campagna circostante, alla ricerca di una bellezza antica, di nuovo nutrimento per il mio lavoro - che a volte si riferisce alla natura, alle vibrazioni che provengono dai colori, dalle texture, e dalle sensazioni che essa ha da offrire. Perciò penso che sì, i miei progetti siano parte dello stesso universo. Ma il mio obiettivo è comunque di fare sempre il mio lavoro al meglio delle mie abilità, impiegando nel processo il mio linguaggio personale e nient'altro, con tutta la coerenza possibile.

AK: In che modo la città di Milano influenza il tuo lavoro?

CC: Non sono originaria di Milano, ma è qui che ho iniziato a lavorare nel mondo del design di interni e del prodotto. Quando mi sono trasferita a Milano, per collaborare con Sawaya & Moroni, mi sono immersa nel suo mondo del design, dei suoi marchi e dei suoi creativi, passando per i suoi studi di fotografia e di styling. Grazie agli interni ed ai prodotti, una nuova motivazione e passione per il mio lavoro è venuta alla luce. E Milano, con la sua bellezza silenziosa e discreta, è stata un elemento fondamentale di questo processo - e lo rimane per la mia carriera in generale.

Adoro il fatto che la città sia piena di grandi esempi del lavoro di alcuni tra i più iconici architetti di tutti i tempi - l'uso raffinato di materiali e dettagli da cui imparare, come il Palazzo Reale, o gli interni di BBPRFranco Albini. Anche anonimi palazzi milanesi, però, hanno spesso splendidi e sorprendenti segreti; è possibile rimanere colpiti, inaspettatamente, da originali combinazioni di materiali, e soluzioni architettoniche e decorative uniche.

The Happy Room furniture collection and Both Set-Up at DesignMiami/ 2016 for FENDI La collezione The Happy Room allo stand esposto alla DesignMiami/ 2016, per FENDI Foto © FENDI AK: Pensando alla tua recente collezione di decorazioni da parete Giardino delle Delizie, al progetto Plumage per Botteganove, ed al tavolino da caffè Happy Room creato per Fendi nel 2016, è impossibile non notare il ruolo estremamente importante che i motivi giocano nel tuo lavoro. Puoi raccontarci qualcosa al riguardo?

CC: Credo che stiamo assistendo ad una crescita dell'interesse verso i motivi, essendo essi uno dei mezzi più semplici per aggiungere personalità e carattere ad un interno. Le nostre case sono sempre di più lo specchio della nostra unicità, le persone investono nell'arredamento delle loro abitazioni, e negozi e boutique stanno cominciando a concentrarsi anche su progetti personalizzati, piuttosto che solo sulla realizzazione di oggetti standardizzati. Gli interni raccontano storie, e il loro scopo è quello di offrirci lo sfondo sul quale vivere la nostra vita e le nostre esperienze. Alcuni motivi forniscono un forte impatto estetico, e possono testimoniare una sensibilità contemporanea in grado di bilanciare design classici.

AK: Hai disegnato interni per marchi di moda di lusso come Fendi e Sergio Rossi. Qual è il tuo approccio alla moda, come designer ed architetta?

CC: Già prima di lavorare con marchi di moda, ero un'appassionata di moda; è una delle mie principali fonti di ispirazione, in quanto essa può agire senza confini e restrizioni. Amo la moda per la sua libertà ed ironia, per la sua abilità di essere sempre diversa e di reinventarsi. Il mondo della moda è molto rapido, forse anche troppo, ma è spesso in grado di creare oggetti pieni di idee, e con accurate ricerche alle spalle. Mi rivolgo al mondo della moda quando mi serve ispirazione per i colori di un progetto, per esempio; anche i lavori in pelle mi affascinano molto - sembrano delle micro-architetture. 

Collaborando con marchi storici, come Fendi e Sergio Rossi, ho la possibilità di accedere ad archivi decennali, di grande valore, e pieni di ricerche ed innovazione, e così posso unire questa ricca esperienza alla mia idea di design, reinterpretando idee e codici stilistici. Una delle cose più impressionanti dei grandi marchi di moda, è la loro necessità di prendere importanti decisioni in poco tempo, spesso ben più coraggiose di quelle delle aziende di arredamento.

L'interno per il progetto Home for the Holidays al LuisaViaRoma di Firenze, 2018 L'interno per il progetto Home for the Holidays al LuisaViaRoma di Firenze, 2018 Foto © Francesco Bolis AK: Il tuo lavoro si divide tra progetti di interni ed arredamento. Come vedi la relazione tra questi due aspetti della tua carriera?

CC: Penso che il mobilio sia fondamentale per la creazione dello spazio in generale; un ambiente tanto commerciale quanto privato non può essere completo senza che tutti gli oggetti di arredamento necessari siano presi in considerazione. Quando lavoro ad un progetto di interni, mi sento libera di esprimere la mia visione: quando penso ad un prodotto, parto sempre da una storia e da uno spazio. Nei miei interni, mi piace giocare con le texture, i colori, la materialità, e le finiture più diverse. Sia progetti di interni che di arredamento devono essere coerenti - non solo funzionali, ma anche narrativi ed evocativi. Personalmente credo che il passato faccia inesorabilmente parte del futuro, ma che, per avere un sincero valore, debba essere interpretato in modo originale e personale.

AK: Qual è il rapporto tra il tuo marchio, Attico Design, e i tuoi altri progetti? Come trovi un equilibrio tra il tuo lavoro personale, e le tue collaborazioni?

CC: Attico Design è il mio marchio, e ogni pezzo che disegno è realizzato a mano da artigiani italiani con i quali sono in costante dialogo (grazie al quale non smetto mai di imparare!). La produzione è sempre in scala molto ridotta, spesso personalizzata. Con Attico, posso scegliere e organizzare la produzione da me, ed essere la mente allo stesso tempo pratica e creativa dietro ogni progetto.

AK: Di recente hai disegnato l'interno del negozio di lusso LuisaViaRoma, a Firenze, per celebrare la stagione natalizia. Com'è nato questo progetto?

CC: L'obiettivo del progetto era la trasformazione di un negozio in una casa delle vacanze - intima ed accogliente. L'arredamento che ho raccolto per realizzare questa idea, la maggior parte del quale è composta da miei pezzi, è coinvolgente, e arricchisce l'esperienza dei visitatori, invece di limitarsi a riempire lo spazio. Mi sono ispirata agli interni di Carlo Mollino, dove i materiali, le texture, e i colori giocano in maniera surreale con tipologie di arredamento tipicamente borghesi. Un'altra fonte di ispirazione è stata il lavoro della decoratrice americana Dorothy Draper, la quale utilizzava motivi, colori, ed elementi decorativi storici in modo audace ed ironico.

Giardino delle Delizie wall covering and flooring collection for Fornace Brioni Decorazione da parete Giardino delle Delizie e collezione di oggetti da terra per Fornace Brioni Foto © Mattia Balsamini AK: Collezioni design, nella tua casa? Quali sono i tuoi consigli per arredare una dimora?

CC: Sì, colleziono pezzi di design, tra cui alcune rarità, che mi piace usare a casa. Principalmente sono oggetti italiani prodotti tra gli anni '50 e '70, e la maggior parte sono lampade.

Ciò che più mi piace in un interno, è vedere un mix spontaneo di design diversi - nel mio caso, alcuni provengono dalla mia collezione vintage, altri da prototipi del mio lavoro, e infine altri ancora sono pezzi contemporanei che amo. Questo tipo di combinazioni rende un interno intimo, sofisticato, e, cosa più importante, personale. La casa è lo spazio che riflette la mia idea di bellezza domestica; cerco di circondarmi di cose che trovo belle e gradevoli, senza seguire regole o schemi particolari. Va detto che modifico spesso la sistemazione dei miei interni, o vi aggiungo qualche pezzo nuovo. L'atmosfera domestica è un qualcosa di molto delicato, il risultato di un equilibrio, a volte precario, tra colori, spazi, e storie - irradiate da oggetti risalenti a diversi periodi.

AK: Quali sono i tuoi designer ed artisti preferiti? 

CC: Ci sono così tanti maestri del design che ammiro! I miei primi maestri, ai tempi dei miei studi universitari, sono Le CorbusierCarlo Scarpa. In seguito mi sono appassionata a Ettore Sottsass, Gino Sarfatti, e Caccia Dominioni . Ma ne amo così tanti altri, alcuni per i loro lavori contemporanei e dall'aria smart, o altri per aver cercato di portare il loro lavoro oltre la tela, in relazione con lo spazio, come Lucio Fontana ed Agostino Bonalumi.

AK: Quali sono i tuoi progetti futuri?

CC: Durante la prossima Milano Design Week esporrò molti nuovi progetti, di design degli interni e del prodotto. Per quanto riguarda i primi, uno è più residenziale (concentrandosi sui materiali per rivestire i pavimenti e le pareti), mentre gli altri sono per il mondo dell'accoglienza. Un altro progetto di interni è il progetto di un nuovo cocktail bar che aprirà nel 2019 in un albergo di Venezia. E naturalmente lavoro sempre a progetti personali.

  • Testo di

    • Audrey Kadjar

      Audrey Kadjar

      Nata in America da famiglia francese, Audrey è cresciuta tra diversi paesi. Prima di approdare a Pamono ha studiato storia dell'arte a Londra, e lavorato nella cultura. Quando non è occupata ad inseguire la perfetta traduzione, Audrey scrive per varie pubblicazioni a tema culturale, lavora per la propria rivista sperimentale, e segue diversi progetti fotografici e artistici.

  • Traduzione di

    • Valeria Osti Guerrazzi

      Valeria Osti Guerrazzi

      Nata e cresciuta nella Città eterna, Valeria non è mai riuscita a reprimere il suo (irrazionale) amore per la fredda ma multicolore Berlino, dove si è trasferita non appena uscita dalla Sapienza di Roma, con una tesi su Dostoevskij. Lavora come traduttrice per Pamono, e nel suo tempo libero ama perdersi tanto in un buon libro, quanto nella natura con la sua cagnolina Pepper.

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