Scopri aptm: un luogo super chic dove incontrarsi


La nuovissima meta del design di Berlino

Di Anna Carnick

Il reinventarsi è parte integrante dell’identità culturale di Berlino. Guidati da un’apertura mentale straordinaria e creativa, e aiutati da un mercato immobiliare ancora relativamente accessibile, i berlinesi sono particolarmente abili nel modificare ed ammodernare spazi già esistenti. Tra gli esempi di tale abilità, Berlino include non uno, bensì due bunker della Seconda guerra mondiale riadattati in elegantissime gallerie d’arte; il vecchio aeroporto Tempelhof che oggi è un enorme parco cittadino; gli Spree Studios, destinazione per party open-air ed enclave di artisti, basati in uno spazio che negli anni ‘30 e ‘40 ospitava un’enorme piscina pubblica, dalla metà del secolo l’ufficio doganale della DDR e, fino a pochi anni fa, semplicemente una striscia di terra abbandonata - con ciò non ci avviciniamo neanche alla superficie della iconica vita notturna della città, al cui riguardo è sufficiente dire che essa si gioca in un’arena dove immaginazione e intraprendenza raggiungono livelli totalmente nuovi.

Inaugurato solo poche settimane fa, aptm - iniziali di “a place to meet”, un luogo dove incontrarsi - è l’ultimo risultato dell’indomabile spirito berlinese. Situato a Wedding in un vecchio edificio di mattoni risalente all’inizio del XIX secolo, precedentemente scuderia per le carrozze postali e negli ultimi anni reinventato a laboratori di artisti, aptm è un ambiente interdisciplinare e multiuso, splendidamente arredato come una casa privata. Mirando ad una clientela proveniente dall’industria dell’arte e della moda, dell’editoria e della gastronomia in cerca di uno spazio per servizi fotografici, feste di lavoro e private, intime sfilate di moda, e così via, aptm ha decisamente innalzato il livello di classe di un’idea già esistente, preferendo alla semplicità minimalista e funzionalista dell’estetica berlinese uno stile eclettico ed in continua evoluzione, un’atmosfera riccamente decorativa, creando così un qualcosa di assolutamente nuovo. Aptm è una macchia di colore brillante in un panorama dominato da tinte neutre; e, idea del tutto nuova nel contesto, ogni meraviglioso oggetto di arredamento dello spazio - da tappeti fatti a mano ai lampadari, passando per tutto ciò che si trova nel mezzo - è in vendita. Come il fondatore di aptm Chris Glass ci spiega, è “uno spazio personale per incontri intimi, una galleria di design in continuo movimento, un’esperienza, ed uno spazio per l’esposizione di prodotti”.

Glass, americano stabilitosi a Berlino nel 2009, ha sognato ad occhi aperti la nascita di aptm per anni. Il suo desiderio era di creare uno spazio totalmente nuovo nella realtà in continua evoluzione di Berlino. Più di ogni altra cosa, Chris Glass voleva creare un fondale bello e affascinante che fosse in grado di unire le persone. “Lo spazio vuole spingere la gente a provare quello che altrimenti non avrebbero il coraggio di provare”, dice. “Vivere in grande. E meglio”.

L’installazione di debutto di aptm ha come tema la nascita, e lo spazio è pertanto un insieme di rosa brillanti e legni dai colori caldi e accoglienti, oggetti contemporanei e provocatori al fianco di pezzi vintage e design classici, il tutto condito da un pizzico di verde esagerato. Ovunque si posi lo sguardo, si trovano piccoli e grandi tesori, da un’antica dormeuse Thonet del 1910 in legno curvato, ad un tappeto marocchino nei toni del rosa trovato in un mercato di Marrakesh. Altre meraviglie dell’interior design includono un seducente armadio italiano degli anni ‘50 di Rinaldo Scaioli ed Eugenia Alberti Reggio per La Permanente; mattonelle da muro in metallo dello studio Mambo Unlimited Ideas di Lisbona, talmente particolari e piacevoli al tatto da essere più vicini all’arte astratta che al funzionalismo decorativo; specchi da sogno dei designer berlinesi Elisa Strozyk e Joa Herrenknecht; e una chaise longue mozzafiato in legno scolpito del designer italiano Stefano Marolla per Secondome. È insomma una festa per gli occhi, punteggiata da innumerevoli piccole gemme che il team di aptm ha raccolto in giro per il mondo. “Immagina: un amico, grande viaggiatore e dal gusto impeccabile, ti dà le chiavi del suo appartamento e ti dice, fai come se fossi a casa tua!”, dice il team.

L’installazione cambierà tema durante l’anno, e ogni dettaglio dello spazio, dal soffitto al pavimento, verrà ogni volta rinfrescato. Inaugurato ufficialmente solo da poche settimane, aptm ha già ospitato cene e feste private, servizi fotografici, e fashion show. Per l’inaugurazione Glass si è occupato personalmente della selezione di oggetti di alta qualità di marche come Bocci, Casper, Gestalten, Ichendorf Milano, Jean Roger Paris, Mary Lennox, Norr11, Loewe, Luxor Style, e Rosenthal, per citarne alcune, e Pamono ha fornito molti dei pezzi di arredamento, lampade e accessori contemporanei e vintage - oltre ad aver lanciato una serie di eventi presso aptm dedicati a supportare la comunità di design, berlinese e internazionale.

Ci siamo seduti con Glass qualche giorno fa per discutere di quello che sarà il cuore del progetto aptm, nonché delle sue motivazioni, fonti di ispirazione, e speranze per il futuro.

Anna Carnick: Come è nato il progetto aptm?

Chris Class: Ho sempre avuto un forte interesse nell’unire le persone in un ambiente intimo e accogliente. Mia madre era un’ospite eccezionale, e ha coinvolto me ed i miei fratelli fin da piccoli nel processo di intrattenimento degli ospiti. I secondi che precedevano lo squillo del campanello e l’arrivo dei primi invitati sono tra i ricordi più caotici ed eccitanti della mia infanzia. Pertanto l’intrattenimento è nel mio sistema da quando ero bambino.

Questo progetto, che include diversi livelli di arte, come design, cibo, moda, ecc., si è cristallizzata negli ultimi pochi anni. Per lavoro ho sempre dovuto viaggiare molto, ed ho scoperto spesso oggetti che avrei desiderato condividere con altre persone. In maniera personale, per giunta. Volevo che questa condivisione riflettesse la mia prospettiva e sensibilità, e fosse in costante evoluzione, rimanendo sempre racchiusa tra le stesse quattro pareti. Quasi come una galleria vivente, diciamo.

aptm founder Chris Glass; Elisa Strozyk’s Overlap Mirror with Shelf Photos © Marco Lehmbeck for Pamono

AC: Cosa rende questo spazio così unico?

CG: È l’unico concetto di questo tipo che conosco - un concetto ibrido e flessibile, che includa uno spazio per eventi, uno per la vendita al dettaglio, e una galleria.

Ma più di tutto, questo spazio è personale, è un riflesso della mia personalità e di cosa mi ispira, di dove ho viaggiato, e di cosa trovo interessante e divertente. Dal momento in cui si mette piede nello spazio, si percepisce la presenza di una persona, con tutti i suoi gusti e la sua personalità; la si vede, annusa, sente, e addirittura se ne percepisce il gusto. Ed essendo in continuo cambiamento, è piena di sorprese.

AC: Per quanto tempo hai sognato di fondare aptm?

CG: Ho vissuto a New York nei tardi anni ‘90, nel periodo in cui l’idea di “concept store” stava nascendo. Sono stato fin da subito affascinato e attratto dall’idea che uno spazio potesse essere interdisciplinare! Durante i miei viaggi in molti posti diversi, sono sempre stato alla ricerca di un posto così, e mentre il loro numero diminuiva con gli anni, il sogno di creare uno spazio mio cresceva.

AC: Cosa speri che venga assorbito dalle persone che visitano il tuo spazio? C’è qualche sensazione particolare che desideri suscitare?

CG: Fantasia, ispirazione, gioia, connessione, esperienza. Lo spazio vuole spingere la gente a provare quello che altrimenti non avrebbe il coraggio di fare, vivere in grande. E meglio.

AC: Raccontaci qualcosa degli eventi inaugurativi in programma per l’anno venturo.

Berlin-based designer Anna Diekmann explores aptm Photo © Marco Lehmbeck for Pamono

CG: Vorrei che le persone possano vivere aptm in un contesto a loro naturalmente familiare - cene, discussioni, mostre, degustazioni, servizi fotografici, ecc. e questi sono infatti esempi degli eventi futuri, che rappresentano ed esplorano il tema della nascita, la nostra Fireside Chat inclusa - l’evento organizzato insieme a Pamono sul tema collaborazione nel mondo del design.

AC: Parlaci dell’ispirazione dietro l’installazione di debutto, organizzata sul tema della nascita.

CG: La nascita è la celebrazione della creazione e della creatività. Ed essendo questa la nostra prima installazione, tale tema è d’obbligo. La nascita è l’unione di diversità, e la gioia che da essa scaturisce: è l’arrivo della primavera, quando così tante parti della natura tornano alla vita, è la celebrazione della femminilità, della mascolinità, e dell’indefinito. È l’evoluzione che, una volta compiuta, emerge. Sono stato inizialmente ispirato dal colore rosa, e tale scelta mi ha guidato attraverso la selezione delle persone, dei gesti, degli oggetti che volevo facessero parte dello spazio. Questo percorso è stato simile a quello che immagino essere il processo della nascita, con il suo dolore, l’anticipazione, le montagne russe ormonali ed emozionali, l’incertezza, la gioia e la passione, il sollievo, e infine i primi passi.  

AC: Collabori con molte marche di alto livello. C’è un qualcosa che le connette nella tua mente?

CG: Ci sono certamente marche che ho sempre amato, ma anche altre che ho scoperto nel corso del processo creativo. Il tessuto connettivo è la dedizione che ognuna di esse ha messo nel voler essere parte di un progetto nuovo e diverso.

AC: Qual è l’aspetto fondamentale di questo progetto, per te?

CG: Il momento in cui vedo le persone ammirare un oggetto e perdersi in esso, nelle storie che racconta, è quello che mi rende più felice. Posso vedere la scintilla, l’entusiasmo nei loro occhi, mentre i veli si sollevano e i segreti vengono alla luce: è una conferma. Penso che così come un artista permette allo spettatore di interpretare il proprio lavoro, e gioisce nell’assistere alla scoperta del non-visto, io amo osservare l’osservatore. E ancora di più, amo lo spazio. Amo quello che ho creato, che è come un ciclo completo - di cui possiedo la creazione ed il processo.

AC: Come potrai definire il successo in relazione al progetto aptm?

CG: C’è sicuramente il fattore economico: devo essere in grado di tenere le luci accese e pagare l’affitto. Ma se con questo progetto riusciamo a portare alla luce nuovi talenti e a permettere alle persone di vivere nuove esperienze, sarà già un successo.

AC: Dicci qualcosa sulla location. Cosa dovrebbero sapere riguardo a Wedding coloro che non conoscono il quartiere? E inoltre, come giramondo avresti potuto creare aptm in ogni altra città. Perché Berlino? Vedi qualche connessione tra la città e il progetto?

CG: Wedding è nella parte nord di Berlino, tra Mitte e l’aeroporto di Tegel. É centrale senza esserlo. Penso che, forse, Wedding sia l’ultimo bastione di una Berlino più autentica. C’è qualcosa di umile ma inesorabile in questo quartiere. Ha una propria anima. É come il bambino seduto in fondo alla classe sul quale non si hanno aspettative, che diventa poi un leader mondiale. È epico.

Volevo qualcosa di inaspettato. Parte della magia di aptm è arrivare in questo cortile industriale, salire le scale, e solo allora essere trasportato in un altro universo.

Berlino è una delle poche città del mondo che permette davvero alle persone di sperimentare ed esplorare. Inoltre è ancora accessibile a livello economico. Il suo spirito curioso la rende una meta assai desiderata da gente di ogni paese del mondo.

AC: Dove speri che aptm arrivi nei prossimi cinque o dieci anni?

CG: Vorrei che aptm diventasse una piattaforma ben curata, sia come destinazione che in termini di contenuto.

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    • Anna Carnick

      Anna Carnick

      Ex redattore per Assouline, the Aperture Foundation, Graphis, e Clear, Anna ama celebrare grandi artisti e designer. Suoi pezzi sono apparsi in diverse importanti pubblicazioni di arte e cultura, ed ha inoltre curato l’edizione di molti libri. Anna è l’autrice di Design Voices e Nendo: 10/10, e poche cose le piacciono come un bel picnic.
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    • Marco Lehmbeck

      Marco Lehmbeck

      Nato e cresciuto tra le foreste e i laghi nei dintorni di Berlino, Marco ha studiato scrittura creativa ad Hildesheim e fotografia a Berlino. Fa inoltre parte del team organizzativo del festival indie Immergut. Ama il trekking, la Club Mate e l’avocado, e indossa sempre un cappello.
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    • Valeria Osti Guerrazzi

      Valeria Osti Guerrazzi

      Nata e cresciuta nella Città eterna, Valeria non è mai riuscita a reprimere il suo (irrazionale) amore per la fredda ma multicolore Berlino, dove si è trasferita non appena uscita dalla Sapienza di Roma, con una tesi su Dostoevskij. Lavora come traduttrice per Pamono, e nel suo tempo libero ama perdersi tanto in un buon libro, quanto nella natura in compagnia del suo ragazzo olandese e della loro cagnolina Pepper.

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